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In vino veritas! Citazioni e frasi divertenti sul vino!

In vino veritas, in lino terital
Chi ha stoffa e chi non ce l’ha!
di Alessandro Bergonzoni

Vengo da una serata in cui ho assaggiato un vino dolce dei Pirenei e mi sono quasi commosso. Erano anni che non godicchiavo così: merito di Cacchioli che mi ha indicato il posto. Come persona non scientifica nel modo di essere e in tutte le cose che faccio (anche quando corro in macchina sono pieno di rumori, odori, colori, ma se qualcuno mi dice che c’è un cilindro in più o in meno non so neanche di cosa parla), col vino ho un rapporto superficiale. Sono un buttagiù nel bere e un cacciadentro a mangiare. O per lo meno lo ero. Sono un ex lambruscaro, grazie all’amico Riccardo che mi portava quello di Castelvetro. Ero un albanistico per colpa di Scalorbi. Costui era un dipendente di mio padre che se lo faceva da solo, l’Albana, e non mi faceva mancare mai a pranzo, sulla tavola, una delle sue bottiglie col tappo di plastica e la gabbietta metallica: se non era fatta così non era Albana, e se non c’era non era possibile vivere fino al giorno dopo. Non sono mai stato attaccato particolarmente all’alcol, ma quel vino bianco, quel frizzante, per me significava il pranzo nell’interezza del suo concetto. Adesso ci vado più piano, perché per crescere non basta solo mangiare ma bisogna essere mangiati: guardate sempre la scadenza di un corpo prima di berlo! Adesso per bere bene mi serve un’occasione come quella di ieri in cui abbiamo festeggiato il sabato notte all’Arena, o il compleanno di mia moglie, o dei bambini, o di mio nonno (che non c’è più ma lo festeggio lo stesso pur di bere un pò di vino): mi serve una giustificazione. Sono un pò schizofrenico: ho dei momenti in cui se non c’è un bicchiere di vino buono mi innervosisco e dei momenti in cui mi dà quasi fastidio. Vado molto piano con i liquori e non so cosa siano gli aperitivi. Ho frenato anche col cibo. Ho cambiato la metodologia di aggressione del menù. Non sono arrivato al punto della catalessi come hanno invece fatto tanti amici (la maggior parte dei pesci se beve non si ubriaca ma muore) e non ho neanche voluto aspettare che il medico mi guardasse storto.

Semplicemente mi sono accorto che è tutta una questione di gusto, col vino e col cibo. Sono convinto che meritino un’attenzione diversa. Ma neanche esagerata, in fin dei conti. A me piace guidare, andare a Sud, fare l’autostrada, farlo insieme alle persone che amo, viaggiare nella notte con le lucine del cruscotto davanti agli occhi e i posti che scorrono sul parabrezza: questo mi da più gioia delle tavolate di una volta e dell’aggregazione che ci trovavo. Mi viene da dire che è bello andare a vedere il calcio (se a uno piace...a me no!) proprio perché si ha voglia di vedere il calcio, non perché è bello trovarsi tutti insieme ed è l’unica cosa che si fa la domenica altrimenti la vita è monotona. Col vino e la tavola penso sia la stessa cosa. Con il vino è facile cadere nei luoghi comuni: la notte in osteria, la socializzazione che si può trovare unicamente intorno alla tavola, i tempi di una volta, etc. Questo modo di raffigurare la vita mi sta decisamente stretto. Per fare Carnevale non bisogna vestirsi da Arlecchino, per fare Natale non bisogna attaccarsi le palle: è la testa il luogo giusto per farci un’osteria. La formazione bolognese è stata comunque determinante. Il rapporto di copula personale e voiageristico col vino è stato lungo ed importante. La più grande frequentazione fu sicuramente ai tempi della Iaia e di Guido alle Dame. Gianfranco Mannino, Guccini, anche Claudio Calabrò che è il mio regista e che aveva al tempo un amore smisurato per il vino: ho conosciuto dei forti bevitori, dei grandi bevitori, ma anche dei bravi bevitori. I grandi vini li ho conosciuti nella seconda parte della mia vita. Nella prima, nonostante gli sforzi di Guido e di altri, badavo soprattutto a buttar giù: bevevo prima con l’occhio e quando mi arrivava il bicchiere era già vuoto. Saltavo la fase del gusto. Ora continuo ad amare il Lambrusco e l’Albana, mi piacciono i Novelli e tutti i vini fruttati e profumati trentini, atesini e friulani. Grande soddisfazione mi danno i vini bianchi siciliani. Se penso ai rossi mi tornano in mente quelli che macchiavano il bottiglione. Vorrei chiudere segnalando il caso della mia nipotina Bianca che ha sette anni e mezzo e piange disperata se non riesce a bersi mezzo bicchiere di vino a pasto. Da grande vuole fare il bagno nello champagne, per il momento è la sua unica aspirazione. Noi siamo molto preoccupati per lei. Morale: non beviamoci il cerebro.


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